L’Istituto Centrale per il Restauro, diretto da Luigi Oliva, presenta i risultati del restauro dello Stendardo della SS. Trinità (1499–1501) di Raffaello Sanzio, olio su tela (167×94 cm), conservato presso la Pinacoteca Civica di Città di Castello (Trinità tra i santi Sebastiano e Rocco, fronte; Creazione di Eva e due angeli, retro.
L’intervento è stato condotto in piena sinergia con il Comune di Città di Castello e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria sotto l’egida della Direzione Archeologia Belle Arti e Paesaggio de Ministero della Cultura. Impostato nel luglio scorso, il restauro costituisce la seconda fase di un progetto scientifico elaborato dall’ICR e avviato già nel 2020 su impulso della Soprintendenza allora diretta da Marica Mercalli, in occasione del cinquecentenario della morte dell’artista.
Il progetto si inserisce in una linea di riflessione dell’Istituto sull’integrazione della lacuna come scelta critica e, nel caso dello Stendardo, ha orientato l’intervento verso una revisione consapevole della presentazione formale dell’opera. La lettura dell’opera risultava infatti fortemente frammentaria, condizionata sia dalle vicende conservative e liturgiche sia da precedenti interventi estetici condotti negli anni Cinquanta, che ne avevano ostacolato una piena comprensione critica e la valorizzazione quale testo fondamentale della formazione del giovanissimo artista urbinate.
L’obiettivo del progetto è stato ristabilire una corretta dinamica percettiva tra immagine dipinta e porzioni mancanti, riducendo l’incidenza visiva delle lacune e riportando in primo piano la continuità dell’immagine.
In occasione della mostra Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo promossa dal Comune di Città di Castello (curata da Marica Mercalli e Laura Teza, 30 ottobre 2021- 09 gennaio 2022) era stata completata la prima fase del programma di intervento, rivolta alle lacune reintegrabili: sviluppando la figuratività implicita nei frammenti, era stata eseguita un’integrazione a tratteggio delle lacune che possedevano adeguati requisiti, per restituire una visione più unitaria alle immagini.
I risultati presentati riguardano invece la seconda fase del progetto, in cui il personale dell’ICR e della Soprintendenza in stretta collaborazione, si sono concentrati sul trattamento delle lacune non reintegrabili; quelle cioè che, secondo i criteri di Cesare Brandi, non consentono un’integrazione per insufficienza di informazioni formali e cromatiche. Su tali lacune nel corso del XIX e XX secolo, si erano stratificati materiali di precedenti interventi, caratterizzati da una cromia calda e scura. Oltre a prevaricare visivamente sull’immagine, questi consistenti strati filmogeni occultavano del tutto il supporto.
Al termine di una pulitura di particolare complessità, eseguita dal Laboratorio Dipinti su Tela in sinergia tra metodologie tradizionali e tecnologia laser, le stratificazioni, non originali sono state progressivamente rimosse. È tornata così visibile la tela di lino a trama finissima scelta dall’artista. La nuova tonalità complessiva, fortemente schiarita e definita attraverso pulitura ed equilibratura cromatica della tela, riduce l’incidenza percettiva delle lacune e migliora la lettura delle figure e dei passaggi tonali conservati.
La pulitura ha inaspettatamente portato alla luce il disegno preparatorio tracciato da Raffaello direttamente sulla tela, prima della stesura della preparazione. Il rinvenimento, del tutto imprevisto, riguarda aree oggi prive di pittura e rimaste finora nascoste dai materiali sovrammessi. La rivelazione del disegno, ora pienamente leggibile, introduce un dato nuovo e inatteso sulla fase di progettazione dell’immagine da parte dell’artista: essa consente di conoscere con precisione profili, dettagli e aspetti iconografici che, fino a questo momento, potevano essere soltanto ipotizzati. La scoperta assume pertanto particolare rilevanza per gli studi tecnici e storico-artistici sull’opera e sulla tecnica esecutiva del giovane Raffaello, offrendo una testimonianza diretta e finora sconosciuta del suo processo creativo.
I risultati dell’intervento condotto dal Laboratorio Dipinti su tela e della campagna diagnostica realizzata dai Laboratori Scientifici dell’ICR, corredati da un ampio apparato fotografico e documentario, saranno esaminati nell’ambito di una prossima giornata di studi e della pubblicazione dell’editore Campisano.
Nel corso della conferenza stampa l’opera sarà mostrata al termine del restauro, prima della partenza per la mostra Raphael: Sublime Poetry curata da Carmen Bambach presso il Metropolitan Museum of Art di New York (23 marzo – 28 giugno 2026), nell’ambito del prestito per la quale è stato riconosciuto un contributo che ha concorso a sostenere l’intervento. Saranno inoltre presentati in anteprima i dettagli del disegno preparatorio emerso durante il restauro e reso visibile per la prima volta.